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Percorsi di visita

Un percorso tra i santi della Chiesa

tra i personaggi illustri della Cittą

Come già in altre chiese della città, anche a San Salvador vennero innalzati imponenti monumenti funebri per le famiglie del patriziato veneziano. Sfondo naturale furono le pareti che si stendono tra le grandi volte laterali. Peraltro l’alto pavimento consentiva di ricavare loculi, detti “arche”, per le sepolture dei defunti. Con gli anni venne ricoperto di lastre tombali secondo un preventivo disegno in forme policrome. In questo percorso ricordiamo tre celebri personaggi fra i molti, che si potrebbero citare.

1. Caterina Cornaro

La regina di Cipro

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> • Il monumento
Cornaro-particolare

· Il personaggio

thumbnailCaterina Cornaro o Corner apparteneva a una delle famiglie più ricche ed influenti del patriziato della Serenissima. Nacque nel 1454 e fu educata in monastero. Giovanissima fu data in sposa a Giacomo II Lusignano, re di Cipro e d'Armenia. Il matrimonio rivestiva una grande importanza politica per la Repubblica veneziana che intendeva svolgere un ruolo di primo piano nell'isola e così controllare il Mediterraneo orientale.
Nel 1472 Caterina salpò da Venezia per Famagosta, capitale di Cipro. Un anno dopo restò vedova con un figlio nascituro. Appena nato questo fu proclamato re con il nome di Giacomo III, ma a seguito di una congiura della fazione spagnola morì ancora bambino. Dopo altri disordini politici, nel 1489 Caterina fu indotta ad abdicare in favore delle repubblica veneta e con tutti gli onori salpò verso Venezia. Fu nominata signora di Asolo, conservando il titolo e il rango di regina. In realtà il suo fu un esilio dorato, che lasciò solo nel 1509 per sfuggire all’assalto della lega di Cambrai. Il 10 luglio 1510 morì a Venezia. Un suo ritratto fu dipinto da Gentile Bellini.

· Il monumento

thumbnailLa famiglia Corner fin dal 1525 aveva acquistato le facciate interne del transetto per erigere due monumenti funebri: a Caterina, regina di Cipro, e a Marco, il primo cardinale del casato. Il progetto elaborato da Gianmaria Falconetto rimase sulla carta per mezzo secolo, finché Bernardino Contino lo portò a compimento ideando due architetture gemelle, ornate di statue e colonne. Il monumento a Caterina Corner si trova sulla facciata del lato destro. Il bassorilievo centrale, tra putti che reggono gli stemmi del casato, narra il celebre evento: la regina di Cipro consegna la corona al doge di Venezia.

Ai piedi del monumento una grande arca porta l’iscrizione latina che significa: Ceneri di Caterina Corner, regina di Cipro, Gerusalemme e Armenia. Alla costruzione di questa tomba provvide il priore De Grandi verso la metà del Settecento.

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2. Francesco Venier

Ottantunesimo doge di Venezia

> • Il personaggio
> • Il monumento

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· Il personaggio

thumbnailNipote del doge Leonardo Loredan, nacque nel 1490. Ancor giovane fu Podestà di Brescia, poi luogotenente di Udine e nel 1537 Podestà di Padova. In seguito fu inviato come ambasciatore al papa Paolo III. Tornato a Venezia divenne Savio del Consiglio, Consigliere e Podestà di Verona. Al vertice della sua carriera amministrativa e politica fu eletto Doge l’11 giugno 1554 all’età di sessantacinque anni. Morì il 2 giugno del 1556 e fu sepolto nella chiesa di San Salvador. Nel suo ritratto, dipinto dal Tiziano, si scorgono i tratti di un uomo temprato ma di malferma salute. Durante il suo breve dogado furono creati i Provveditori sopra Luoghi Incolti, i quali furono impegnati per far fronte alla carestia e alla peste che infierirono su Venezia nel 1556.

· Il monumento

thumbnailGrazie al recente restauro si può ammirare in tutta la sua magnificenza il complesso scultoreo e architettonico più significativo in San Salvador, eretto a metà chiesa di fronte alla cantoria dell’organo. Jacopo Sansovino lo progettò in forma di arco trionfale, affiancato da due nicchie dove sono poste le allegorie della Carità e della Speranza, due statue che alla base portano la sua stessa firma. Nella lunetta dell’arco un bassorilievo raffigura il Doge e il suo santo protettore Francesco d’Assisi, inginocchiati dinanzi alla Pietà. E’ opera di Alessandro Vittoria. Ai lati gli stemmi del casato, mentre sotto al catafalco si legge l’iscrizione commemorativa. Tutti questi elementi convenzionali sono accompagnati da una varietà sapiente di marmi preziosi e di dorature, di fregi e di decorazioni, che fanno di questo monumento funebre una testimonianza esemplare dello splendore della Venezia del Cinquecento.

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3. Bartolomeo Bontempelli

Mercante benefattore

> • Il personaggio
> • Una tomba e un altare

· Il personaggio

thumbnailMercante di origini bresciane, insieme al fratello Grazioso, aprì in città un negozio e un laboratorio, molto noti, all’insegna del Calice, nel complesso di edifici situati tra la Calle degli stagneri e la Merceria di San Salvador. Con il commercio di drappi e stoffe pregiate si arricchì notevolmente. La qualità dei suoi prodotti era così rinomata da avere come clienti corti e prìncipi d’Europa, perfino il Sultano. Nella sua casa ebbe come ospite un granduca d’Austria.
Ma Bartolomeo ebbe fama specialmente per la sua azione benefica, sia nel soccorrere le finanze pubbliche, sia nel provvedere alle spese di restauro di luoghi di culto. Senz’altro queste benemerenze gli facilitarono l’acquisto della cittadinanza veneziana fin dal 1579.
Dopo sua morte, occorsa il 16 novembre 1616, grazie alle disposizioni contenute nel suo testamento vennero beneficate diverse istituzioni. Per la sola fabbrica di San Lazzaro dei Mendicanti venne lasciata la cifra consistente di centomila ducati.

· Una tomba e un altare

thumbnailAl centro del rosone che sta sotto la prima cupola un grande oblò trasparente attira la curiosità di molti visitatori. Sostituisce la lapide circolare nera, sulla quale l’iscrizione indicava la sepoltura di Bartolomeo Bontempelli. L’arca sottostante si distingue da tutte le altre: è in realtà una piccola camera tombale ed è sorprendentemente adornata di affreschi alle pareti, che si vorrebbe rendere visibili al pubblico. Ma l’illuminazione tradizionale, oltre ad essere resa problematica dalla forte umidità di condensa, mal si concilia con le esigenze di conservazione. Il secondo altare del transetto sinistro fu acquistato e fatto riscostruire dal fratello Grazioso, per farvi celebrare messe di suffragio. Nella pala, dipinta dal Peranda, viene raffigurata la Pietà e sotto ad essa San Carlo Borromeo inginocchiato , mentre intercede per i due fratelli committenti ritratti di profilo in basso a destra. Particolare interessante: erano trascorsi solo sette anni dalla canonizzazione del celebre arcivescovo e nemmeno trenta dalla sua morte, può essere che i Bontempelli l’abbiano conosciuto di persona.

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Vedere anche:
Il percorso cristologico
Un percorso tra i santi della Chiesa

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