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Percorsi di visita

Un percorso tra i santi della Chiesa

tra i santi della Chiesa

Dinanzi agli altari laterali si raccoglievano gli appartenenti a scuole e confraternite. La loro devozione ai santi patroni titolari, modelli di vita e intercessori nella preghiera, consente di meglio comprendere la composizione dei dipinti. Illustrando tre opere, indichiamo un percorso che continua lungo tutta la chiesa di San Salvador.

1. San Teodoro

Il primo patrono di Venezia

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Il martirio di San Teodoro di Bonifacio De' Pitati (1470-1553)

La Storia

thumbnail Nella cappella a destra dell'altar maggiore si conservano le reliquie di San Teodoro. Un'iscrizione nella parete dell'abside nomina Teodoro di Amasea, quella sulla portella dell'urna indica Teodoro di Eraclea. Quale dei due si venera qui?
Scrive L. Goosen: "Teodoro è il nome di due soldati santi, le cui fisionomie si sono sovrapposte lungo i secoli, ingenerando confusione circa le loro storie personali. Il primo prestò servizio nell'esercito di Massimiano. Intorno al 306 fu imprigionato, interrogato e condannato come cristiano per aver distrutto il tempio della Magna Mater ad Amaseia (Ponto).
(…) Dal IX secolo in poi, un Teodoro è venerato a Eucaita (presso Amaseia; nel X secolo la località era chiamata Teodoropoli, oggi Avkhat) con l'appellativo di "Stratelates" (generale). Sarebbe stato un militare, martirizzato sotto Licinio a Eraclea e sepolto a Eucaita. Dal XII secolo, il grado più alto di Stratelàtes ha in gran parte soppiantato quello di Tiro [soldato]. Di conseguenza, l'immagine dei due santi si fuse in un'unica iconografia e in un solo culto". Molto popolare a Bisanzio e poi in tutto l'Oriente, dove è invocato come soccorritore in battaglia, fu venerato in Occidente a partire dal VI secolo. Probabilmente in quell'epoca vi era a Venezia una piccola chiesa intitolata a san Teodoro, ora inglobata nella basilica di San Marco.

· La Scuola Grande di San Teodoro

thumbnailFin dalle sue origini, quand'era una delle molte confraternite presenti a Venezia, fu costituita da mercanti ed artigiani e si distinse per le attività di assistenza e mantenimento dei poveri. Nel 1552, dato il notevolissimo numero di iscritti e l'importanza assunta in città, fu riconosciuta come la sesta Scuola Grande. Il legame con la chiesa e il convento di San Salvador era divenuto più stretto a partire dal 1267. In quell'anno Marco Dauro, patrizio veneziano, di ritorno da Bisanzio aveva portato le reliquie di San Teodoro, che furono riposte in un'urna all'interno di una cappella ornata dai confratelli e riservata per le loro funzioni religiose. Essi inoltre avevano ottenuto un "albergo" ovvero una sala in un'ala del convento, per svolgere le loro attività caritative, in particolare per dispensare la minestra ai poveri della città nei giorni festivi. Con la ricostruzione del complesso di San Salvador nel XVI secolo i rapporti tra la confraternita e il convento divennero tesi e rimasero a lungo perturbati proprio a riguardo della competenza sulla custodia del corpo del santo patrono, dell'altare e della cappella.

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thumbnailIl martirio di San Teodoro, qui raffigurato, è collocato in un luogo che si può facilmente riconoscere. Sullo sfondo si nota la torre dell'orologio di piazza San Marco, così come la si vede all'altezza delle due colonne, sormontate l'una dal leone marciano e l'altra dall'effigie del Santo, che sconfigge il drago. In tal modo la scena è stata resa contemporanea ai devoti: tra coloro che assistono numerosi vi sono ritratti molti confratelli della Scuola e, probabilmente, sul palco innalzato a sinistra compare anche il loro cappellano il quale sembra accingersi a tenere il panegirico in memoria del patrono. La descrizione visiva del martirio segue la narrazione dei racconti agiografici. Ormai al termine del processo, dal suo alto seggio il prefetto romano ha appena pronunciato la sentenza di condanna. In primo piano tre aguzzini si accaniscono con strumenti di tortura. Uno di loro prepara il rogo, munito di mantice, sul quale si compirà l'estrema testimonianza di fede di San Teodoro.

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2. San Leonardo

"Distruttore delle carceri,
speranza dei prigionieri"

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San Leonardo e i santi Andrea, Nicola e Lorenzo Giustiniani di Francesco Fontebasso

· La storia

thumbnailIn questa pala San Leonardo ha una posizione centrale, poiché a lui era principalmente intitolato l'altare. Nacque in Gallia nel secolo VI da nobili franchi, amici del re Clodoveo che volle fargli da padrino al battesimo. In gioventù rifiutò dapprima la carriera militare e poi l'ufficio di vescovo, preferendo mettersi al seguito di san Remigio e in anni seguenti ritirandosi a vita eremitica. Ben presto si diffuse la fama dei suoi prodigi: guarigione dei malati e soprattutto le liberazioni dei prigionieri. Di lui si narra che soccorse la regina d'Aquitania, colta dalle doglie del parto, ottenendo con la preghiera per lei un parto felice. La sua popolarità divenne sempre più grande a partire dall'epoca delle crociate con l'erezione del santuario di Noblac e il fiorire di leggende di miracoli. Nel XV e XVI secolo, in tempi di invasioni turche, che comportavano la minaccia della prigionia, la sua devozione si estese in tutta l'Europa. A Venezia la sua storia è raffigurata nei mosaici di San Marco e una chiesa parrocchiale era intitolata al suo nome.

· Gli altri Santi

thumbnailSullo sfondo al centro riconosciamo l'apostolo sant'Andrea, che porta la caratteristica croce. A lui era stato dedicato un altare ed elevata una statua già nella precedente fabbrica di San Salvador. In primo piano a destra sta il vescovo san Nicola, mentre presenta una delle ragazze messe in salvo con il dono delle tre gemme sull'evangeliario. Ai suoi piedi alcune manette sciolte ricordano che egli ha compiuto la liberazione di alcuni soldati. A sinistra, inginocchiato in estasi, è raffigurato san Lorenzo Giustiniani, vestito con l'abito dei "celestini": l'ordine dei Canonici Regolari da cui era uscito il papa Eugenio IV, grande benefattore del convento di San Salvador.

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thumbnailLa scena è ambientata attorno ad un altare, davanti al quale sta San Leonardo vestito da eremita, nell'atto di indirizzare la sua preghiera al Signore, cui allude la nube luminosa tra gli angeli. Fra il libro e l'altare compare una catena a ricordo degli ex voto lasciati dai prigionieri liberati. Al gesto del santo titolare si uniscono sant'Andrea e san Lorenzo Giustiniani (al tempo dell'esecuzione della pala era stato canonizzato da pochi anni) e i loro sguardi trasmettono una supplica fiduciosa. Invece san Nicola si rivolge ai devoti e li invita ad affidarsi all'intercessione dei santi loro amici e protettori.

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3. San Giacomo

Il patrono dei pellegrini

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San Lorenzo martire e i santi Giacomo, Maddalena e Francesco di Sales, di Girolamo Brusaferro (1679-1745)

· La storia

thumbnailLa figura principale, su cui si impernia la composizione del dipinto, è quella di san Giacomo apostolo, detto il Maggiore. Nato a Betsaida, era fratello di Giovanni Evangelista e figlio di Zebedeo e di Salome. Seguì Gesù fin dall'inizio della sua predicazione e, vittima di una prima persecuzione giudaica dopo la Pentecoste fu imprigionato e flagellato: morì nel 42 d.C. durante la persecuzione di Erode Agrippa. Secondo una tradizione non anteriore al VI secolo, Giacomo fu il primo evangelizzatore della Spagna, dove fu sepolto a Compostela. Il sepolcro contenente le sue spoglie, traslate da Gerusalemme dopo il martirio, sarebbe stato scoperto al tempo di Carlomagno, nel 814. La tomba divenne meta di grandi pellegrinaggi lungo tutto il Medioevo, tanto che luogo prese il nome di Santiago (da Sancti Jacobi, in spagnolo Sant-Yago) e nel 1075 fu iniziata la costruzione della grandiosa basilica. Qui lo vediamo con gli emblemi caratteristici del cappello, del bastone e della conchiglia, perché invocato come patrono di tutti i pellegrini. A Venezia una chiesa parrocchiale è intitolata a lui.

· Gli altri Santi

thumbnail In primo piano, con i paramenti liturgici del diacono, è raffigurato san Lorenzo martire. A terra si vedono resti di vasi sacri: invece di consegnarli all'autorità romana egli li aveva venduti per darne il ricavato ai poveri da lui chiamati "tesoro della chiesa". Per questo era stato messo al rogo sulla graticola, alla quale è appoggiato. Era il patrono dei carbonai, la cui confraternita si riuniva davanti a questa immagine. A destra, intento a scrivere le sue opere spirituali, autentici best-sellers dell'epoca, è raffigurato san Francesco di Sales. Un angioletto, sostenendo il pastorale, ce lo ricorda vescovo di Ginevra e promotore della riforma pastorale sancita dal concilio di Trento. Dietro a tutti sullo sfondo compare un figura femminile: i contrassegni del timone e della vela ci indicano che si tratta di santa Maria Maddalena, la quale - secondo una celebre leggenda - avrebbe attraversato per nave il Mediterraneo fino alle coste della Provenza e lì avrebbe portato il primo annuncio del vangelo per poi ritirarsi in solitudine e penitenza.

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thumbnailChi ha commissionato la tela probabilmente ha cercato di combinare più esigenze, che in parte si comprendono e in parte sfuggono. Al titolo antico, riservato a San Giacomo, chiedeva spazio la devozione crescente per San Lorenzo - significativamente collocato in primo piano. La presenza di San Francesco di Sales si deve verosimilmente alla memoria della sua azione di riforma di monasteri tra cui qualcuno appartenente alla stessa congregazione religiosa del convento di San Salvador. Ma come spiegare la raffigurazione di santa Maria Maddalena? Il quadro è quasi una finestra sulla Chiesa dei santi in cielo. Ognuno di essi si presenta all'occhio del fedele, che lo riconosce come suo intercessore e protettore.

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