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Percorsi di visita

percorso cristologico

il percorso cristologico

La chiesa è dedicata al Santo Salvatore Gesù Cristo. Ed infatti la sua raffigurazione è riproposta in molte opere di scultura e di pittura. Da questa ricchezza di forme artistiche, in cui si è espressa la fede cristiana a San Salvador, tre grandi dipinti scandiscono le tappe di un suggestivo percorso iconografico.

1. L'Annunciazione

Il Salvatore è Dio fatto uomo
nel grembo della Vergine Maria

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L'annunciazione di Tiziano Vecellio (1490-1576)

· Il Vangelo racconta l'evento

thumbnailNel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te". A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine". Allora Maria disse all'angelo: "Come è possibile? Non conosco uomo". Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio". Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'angelo partì da lei. - (Vangelo secondo Luca 1,26-38)

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thumbnailSul primo gradino l'artista pose la propria firma e a destra una citazione biblica: "Fuoco che arde ma non consuma" (Es 3,2). Come Mosè aveva visto il roveto che ardeva nel fuoco senza tuttavia consumarsi, così anche noi possiamo riconoscere in Maria, avvolta dal fuoco divino, il prodigio dell'incarnazione. Lei diviene madre del Figlio di Dio rimanendo intatta nella sua verginità. E infatti vediamo scendere lo Spirito Santo dall'alto, in un'esplosione di luce tra schiere festanti di angeli. Tutto avvampa di un rosso riverbero. Anche gli steli che escono dal vaso vitreo, giù a destra, sembrano fiorire in fiamme. L'arcangelo Gabriele, messaggero divino, già porta le braccia al petto in segno di adorazione del mistero che egli annunzia.
Maria si volge. In una mano tiene un piccolo libro e lì dove è aperto si scorge appena qualche parola del profeta Isaia: "Ecco la vergine conceprià e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele" (Is 7,14). Con l'altra mano scosta il velo dal capo e si mette in ascolto di fede, accogliendo il Verbo che in lei si fa carne. Sapienza teologica e genio artistico si coniugano in questo capolavoro, che Tiziano Vecellio eseguì negli ultimi anni della sua attività.

· Una voce della tradizione

thumbnailCome può sussistere una natura tanto fragile in una così ardente fornace? Con ragione, quindi, resti sbalordito, o santo Mosè, e cerchi di spiegartelo meglio. Ma se vuoi avvicinarti di più, "togliti i sandali dai piedi" e sgombra la mente da ogni pensiero carnale. "Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo", egli disse (Esodo 3,5.3). Sì, è un grande spettacolo il rovo che arde senza bruciare; ma è pure un segno grande che resti intatta una donna rivestita di sole. Non è nella natura del rovo non bruciare quando si trova circondato di fiamme; e non è nel potere di una donna sopportare indenne un vestito di sole. Supera la capacità della natura umana ed anche quella della natura angelica; è necessario un potere più grande. "Lo Spirito Santo scenderà su di te" (Lc 1,35), disse l'angelo. Mi par di sentire la risposta di Maria: Poiché lo Spirito è Dio, ed il nostro Dio è fuoco che consuma. Segue a dire l'angelo: "Su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo". Non la mia, non la tua potenza, ma quella dell'Altissimo.
Nessuna meraviglia dunque se, coperta da tale ombra, abbia potuto una donna sopportare un tale vestito. - (San Bernardo di Chiaravalle)

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2. La Trasfigurazione
di Cristo

Il Salvatore manifesta la sua gloria,
sorgente di fede,
di speranza e di carità

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Trasfigurazione di Cristo - Tiziano Vecellio (1490-1576)

· Il Vangelo racconta l'evento

thumbnailSei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: "Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia". Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo". All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: "Alzatevi e non temete". Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo. - (Vangelo secondo Matteo 17,1-8)

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thumbnailOccorre ricordare che il Santo Salvatore si celebra il 6 agosto, festa della trasfigurazione del Signore. E' questa la scena centrale raffigurata nell'antica pala d'argento dorato collocata sull'altare cinquecentesco e mostrata in occasione della festa titolare. In sua vece abitualmente era esposta la tela del Tiziano, che ancor oggi funge da copertura feriale, raffigurando tuttavia lo stesso soggetto. Al centro si staglia la figura di Gesù tutto rivolto al Padre. E' avvolto dalla luce, anzi è lui stesso sorgente della luce, che si sprigiona dal suo corpo. Mentre trova compimento l'attesa di Mosè ed Elia protesi al Salvatore, nella nube luminosa i tre discepoli si muovono tra fragilità e desiderio. Ciascuno di loro, secondo una lettura allegorica del tempo, sembra impersonare una delle tre virtù teologali. Pietro, che ha bisogno di velarsi gli occhi, per sostenere la visione della gloria divina, raffigura la fede. Giacomo, il quale con la mano cerca riparo per il timore che prova, indica la speranza. E Giovanni ha un vestito d'un rosso indicante la carità, mentre in ginocchio volge il suo sguardo penetrante all'amore di Dio.
Oltre ad aver composto con una certa didascalica teatralità una scena, che attrae il visitatore fin dall'ingresso in chiesa, Tiziano ha saputo ben esprimere il dramma dell'evento avvenuto sul monte Tabor: Gesù in cammino verso la morte di croce dà ai discepoli, disorientati e incerti, un segno della gloria che risplenderà in lui dopo la risurrezione.

· Una voce della tradizione

thumbnail"Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte" (Mt 17,1). Egli volle trasfigurarsi davanti a loro… perché quanto i tre discepoli da principio credevano riguardo a lui si stabilisse nei loro cuori con efficacia e senza alcuna esitazione, sia per l'aver contemplato il volto splendente che per l'aver udito il Padre esclamare che quello era il Figlio di Dio; e poiché avrebbe subito la passione, perché gli apostoli vedendolo veramente morto in quanto uomo, non dubitassero che sarebbe risorto in quanto vero figlio di Dio…
Per confermare, attraverso tale evento, l'animo dei discepoli in vista della passione, convenne che manifestasse ai discepoli la gloria che s'irradiava dal suo corpo, così da dimostrare la speranza della futura glorificazione dei loro corpi…
Rivelò loro la sua gloria divina, perché, potendolo vedere anche Dio in forza di tale visione, manifestamente conoscessero il suo esser Dio e di conseguenza lo amassero Dio. - (Pietro de' Natali)

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3. La Cena in Emmaus

Il Salvatore ci fa suoi commensali alla mensa della vita eterna

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5. La Cena in Emmaus, dipinto attribuito a Vittore Carpaccio (c. 1465-1525) o alla scuola di Giovanni Bellini (1427-1516)

· Il Vangelo racconta l'evento

thumbnailEd ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Èmmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: "Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?". Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: "Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?". Domandò: "Che cosa?". Gli risposero: "Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto".
Ed egli disse loro: "Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?". E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: "Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino". Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: "Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?". - (Vangelo di Luca 24,13-32)

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thumbnailRecenti studi hanno dimostrato che questo ampio dipinto in origine si trovava nella sala da pranzo del nobile Girolamo Priuli e solo in seguito venne collocato nella cappella del Santissimo, dove nel 1580 Francesco Sansovino lo vide e lo attribuì a Giovanni Bellini. Fino ai nostri giorni si è sempre discusso su chi sia stato l'autore. Oggi sembra prevalere l'ipotesi che l'opera sia stata eseguita da Vittore Carpaccio.
Una preghiera tradizionale per benedire la mensa dice: "Alla cena della vita eterna ci conduca il re della eterna gloria". L'orante si riconosce in cammino, guidato dal Signore risorto, ed esprime la speranza di divenire suo commensale nel regno di Dio. Il committente, raffigurato in nera toga feriale, è il banchiere Gerolamo Priuli. Dalla parte opposta un personaggio vestito all'orientale e a piedi scalzi è forse simbolo dell'umanità, che ancora ignora il vangelo, invitata anch'essa alla mensa del Signore. Ai lati, equipaggiati come viandanti, i due discepoli giunti ad Emmaus insieme con l'ignoto Pellegrino, che hanno accolto come ospite.
Il Signore attrae gli sguardi dei convitati e si rivolge a noi che gli siamo di fronte. In una mano presenta il pane e con l'altra compie la benedizione. Dal suo gesto di eucaristia emana una luce nuova di speranza nello scendere della sera.
Oltre ai molti elementi descritti sulla mensa - quasi un linguaggio cifrato in reminiscenze bibliche visive - in basso a destra osserviamo una pernice, raffigurata ad indicare la condizione dell'uomo in cammino.

· Una voce della tradizione

thumbnailChe sorta di mistero, miei fratelli! Entra in casa loro, si fa loro ospite e, mentre era rimasto sconosciuto lungo tutto il cammino, lo si riconosce allo spezzare del pane. Imparate ad accogliere gli ospiti, nella cui persona si riconosce Cristo. O che non sapete ancora che, tutte le volte che accogliete un cristiano, accogliete Cristo? Non lo dice forse lui stesso: Ero forestiero e mi avete accolto? E se gli replicheranno: Ma quando, Signore, ti abbiamo visto forestiero, risponderà: Tutte le volte che l'avete fatto a uno dei miei fratelli, fosse anche il più piccolo, l'avete fatto a me (Mt 25, 35.38.40). Quando dunque un cristiano accoglie un altro cristiano, è un membro che si pone al servizio di un altro membro, e con questo reca gioia al Capo, che ritiene dato a sé ciò che si elargisce a un suo membro. Ebbene, finché siamo quaggiù, si dia il cibo a Cristo che ha fame, si dia da bere a lui assetato, lo si vesta quando è nudo, lo si ospiti quand'è pellegrino, lo si visiti quando è malato. Queste cose comporta l'asperità del cammino. Così dobbiamo vivere nel presente pellegrinaggio durante il quale Cristo è nel bisogno: ha bisogno nei suoi, pur essendo pieno di tutto in sé. Ma colui che nei suoi è bisognoso, mentre in sé abbonda di tutto, convocherà attorno a sé tutti i bisognosi.
Quanto a me, so una cosa sola, che cioè Dio - come dice l'Apostolo - ha la potenza di compiere opere che superano la nostra facoltà di chiedere e di comprendere (Ef 3, 20). Egli ci condurrà là dove si realizzeranno le parole scritturali: Beati coloro che abitano nella tua casa! Ti loderanno nei secoli dei secoli(Sal 83,5). Tutta la nostra occupazione sarà la lode di Dio. E cosa loderemo se non ciò che ameremo? E null'altro ameremo se non ciò che vedremo. Vedremo la verità, e questa verità sarà Dio stesso di cui canteremo la lode. Lassù troveremo ciò di cui oggi abbiamo cantato: troveremo l'Amen, cioè " Quel che è vero", e l'Alleluia, cioè: "Lodate il Signore". - (Sant'Agostino)

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